LA TOSCA
dal 29 Marzo al 3 Aprile 2016 ore 21
L’Associazione Culturale RIFLESSI D’ARTE nasce nel 2014. La sua fondatrice, Donatella Petricca, vanta un’esperienza trentennale nel mondo dello spettacolo, che spazia dal cinema (dove esordisce all’età di 10 anni nel film “STATE BUONI SE POTETE” di Luigi Magni), alla televisione (con le serie TV “E’ PROIBITO BALLARE” di Pupi Avati e “I RAGAZZI DEL MURETTO” diretta da vari registi italiani tra cui Ninì Salerno e Paolo Poeti), al teatro, spaziando dalla prosa, al musical. L’ultimo spettacolo che la vede in scena è dell’ottobre 2015 al teatro Belli di Roma per la regia di Alessandro Sena, dove interpreta una delle protagoniste. Lavora anche come autore e sceneggiatore per alcuni programmi televisivi e fiction per le reti Mediaset (SABATO VIP, SEMBRA IERI, ZELIG, CENTO VETRINE).
Con l’Associazione Culturale RIFLESSI D’ARTE, nel luglio 2015, porta in scena al teatro Trastevere di Roma, l’opera prima IL FIGLIO DI THULE, di cui, oltre al ruolo di autore e attrice protagonista, cura anche la regia. Spettacolo impegnativo sia per la messa in scena che per il tema trattato (thriller ambientato ai giorni nostri con riferimenti storici alla Seconda Guerra Mondiale toccando argomenti come il nazismo e l’olocausto), ha registrato il sold out in tutte e cinque le repliche effettuate.
Per il 2016, l’Associazione sta lavorando alla messa in scena di un adattamento in prosa del dramma di Victorien Sardou “LA TOSCA”.
SINOSSI:
Roma: 14 giugno 1800. Il pittore Mario Cavaradossi dà rifugio al patriota Cesare Angelotti, fuggito da Castel Sant'Angelo. Il barone Scarpia, reggente della Polizia Pontificia, si mette alla ricerca di quest'ultimo servendosi della cantante Floria Tosca, amante di Cavaradossi, facendole credere che il suo uomo la tradisca. La donna, seguita di nascosto da Scarpia, giunge all'abitazione di Cavaradossi per coglierlo in flagrante, ma lo trova in compagnia di Angelotti. Capito l'inganno in cui è caduta, Tosca cerca a questo punto di aiutare l'amante, ma è ormai troppo tardi. Scarpia giunge alla casa e scopre Angelotti, che per non essere catturato si suicida. Arresta dunque il pittore per alto tradimento condannandolo alla forca. Il barone, invaghito di Tosca, le propone di liberare Cavaradossi a patto che lei gli si conceda. Tosca accetta in cambio del permesso per Cavaradossi di uscire dallo Stato Pontificio. Egli acconsente e ordina allora ai suoi sgherri, in presenza di Tosca, di eseguire una fucilazione simulata. Dopo aver scritto il salvacondotto, Scarpia viene pugnalato alla schiena da Tosca, che corre subito dal suo amante, prigioniero a Castel Sant'Angelo. Cavaradossi viene però ucciso davvero e Floria si uccide a sua volta per la disperazione, gettandosi dagli spalti della fortezza. A fare da filo conduttore a tutta la storia, il personaggio di Roma, la Città Eterna, che con ironia e scaltrezza è sempre pronta a emettere sentenze su tutto e su tutti.
